Biagio in Viaggio – Poderi San Lazzaro

Rosso Piceno Superiore Podere 72 di Poderi San Lazzaro

Nel 2003, in un borgo medievale chiamato “Offida” situato nel cuore del Piceno, Paolo Capriotti decide di portare avanti in regime biologico la tradizione vitivinicola familiare dando vita a Poderi San Lazzaro. Oggi questa piccola realtà fautrice, primi tra tutti, di Pecorino e Montepulciano dalla nobile espressione, è condotta da Paolo e sua moglie Elisetta Carosi, a cui è dedicato lo splendido vino rosato a base di Grenache.

Poderi San Lazzaro: storia e opulenza

A 290 metri sul livello del mare, a 15 km dal Mare Adriatico di San Benedetto del Tronto e a 25 km dagli Appennini, Poderi San Lazzaro si inserisce all’interno di quel territorio capoluogo dell’omonima denominazione Offida e fulcro della vocazione vitivinicola di tutto il Piceno.

Un’attività, quella di fare vino, iniziata con il padre di Paolo e proseguita grazie alla tenacia e all’entusiasmo. L’obiettivo che si è proposto Paolo fin da subito è stato quello del miglioramento dei vigneti, utilizzando solo lo stretto necessario in chimica e tecnologia e dando spazio alla condizione biologica. Questa filosofia gli ha permesso di posizionarsi ai vertici dell’enologia del Piceno. Oggi gli ettari vitati cono una decina, situati sui versanti ventilati a sud e ad ovest. Nonostante gli impianti siano abbastanza recenti, esiste un vigneto più antico coltivato a Montepulciano e Sangiovese e destinato alla produzione del Rosso Piceno Superiore doc “Podere 72”: uno dei prodotti per cui Poderi San Lazzaro è celebre dentro e fuori le Marche.

Tutti gli accorgimenti adottati da Paolo favoriscono come risultato vini di struttura e opulenza che ben si inseriscono nell’espressione autentica dello stile di Offida, in grado di sprigionare aromi e sentori tipici di questo territorio. Questa piccola realtà marchigiana è in grado di rappresentare una zona di grandi vini, indubbiamente trainata dal Pecorino: vitigno autoctono che ha finalmente conquistato il suo riconoscimento.

La cantina di Poderi San Lazzaro, piccola ma ben organizzata, è parte integrante di un casolare che risale ai primi anni del 1900 e da cui si gode di una vista panoramica mozzafiato sulle campagne dell’ascolano.

 

Offida, il cuore pulsante di un piccolo grande territorio: il Piceno

La città di Offida è composta da 6 mila abitanti e rappresenta il cuore pulsante del vino piceno. Le origini di questa cittadina si fanno risalire ai pelasgi. Successivamente venne abitata dai piceni e conquistata dopo dai romani, ma il suo periodo di maggior splendore risale al Medioevo. Offida è uno dei centri meglio conservati di tutta la regione. Qui la vite e il vino esistono davvero da sempre, da prima che arrivassero i romani. I primi resti, infatti, risalgono addirittura al 1000 a.C.. Tutto questo contribuisce a rendere affascinante Offida, che conserva ancora oggi il suo assetto urbanistico medievale tra ciottoli, viuzze e l’ampia piazza che incorniciano meravigliosamente tutto il concetto del vino piceno: un territorio piccolo ma indissolubilmente radicato nella storia.

Prima di poter annoverare i vini del Piceno tra i grandi vini d’Italia, di acqua sotto i ponti n’è dovuta passare. I produttori hanno dovuto lavorare con grande impegno e fatica affinché questo territorio fosse conosciuto anche fuori dal loro circondario. Imparare come valorizzare il proprio lavoro e avere uno sguardo d’insieme sono stati gli imperativi delle cantine del Piceno. La produzione enologica di questo territorio ha raggiunto negli ultimi anni numerosi e importanti risultati, portati a casa soprattutto dai vini provenienti da vitigni autoctoni. La soddisfazione di vedere riconosciuta la qualità dei vini piceni ha portato alcune realtà imprenditoriali a dar vita ad un organismo che si ponesse l’obiettivo di difendere questo territorio. È così che nel 2002 è nato il Consorzio Vini Piceni di cui Poderi San Lazzaro fa parte.

Il Bordò: il Grenache che spunta una nuova casella geografica

In Sardegna è chiamato Cannonau, in Liguria Granaccia, in Veneto Tai Rosso e in Toscana Alicante. Si tratta della famiglia dei Grenache a cui afferisce anche il Bordò: storico biotipo con cui si definisce la variante picena di questo cangiante vitigno, e che qui si esprime con grande carattere, ricercato e raffinato.

Nel Piceno tra mare e montagna, il Bordò è capace di coniugare potenza ed eleganza, senza rinunciare alla classe e raffinatezza. Le caratteristiche del Bordò nel calice sono talmente peculiari da rendere impossibile il suo riconoscimento: colore granato trasparente e brillante, profilo olfattivo complesso che spazia dalla frutta rossa e geranio a chiodi di garofano, rosa, ribes e incenso. Un bouquet unico e fine che si ripete all’assaggio, con tannini decisi ma delicati e non invasivi ed un sorso squillante. Il Bordò è un vino che si abbina benissimo a piatti di carne rossa complessi e raffinati, ma soprattutto a Tartufo Nero Pregiato: una varietà che si può facilmente trovare nella zona del Piceno e nelle Marche in generale. Un vino che potremmo definire dalla classe innata e da un carattere selvaggio.

Marche rosso igt Bordò Pistò - Poderi San Lazzaro

Nonostante si tratti di un vitigno storico, nel senso che permea la memoria contadina marchigiana, le sue origini sono ancora discusse, anche se la sua etimologia sembra validare l’ipotesi per cui provenga dal dialetto sardo. Viene riscoperto solo da un piccolo gruppo di produttori che oggi combattono per veder riconosciuto il valore di questo vino, ancora senza una storica cronologia. Meno di un paio di ettari vitati e 500 bottiglie prodotte a cantina rendono quella del Bordò una nicchia di cultori affezionati.

Poderi San Lazzaro rende omaggio a questo affascinante e storico vitigno che mantiene ancora un velo di mistero con il suo Pistò, che fermenta in acciaio e matura in tonneau francesi per 16 mesi e in bottiglia per altri 6.

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